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3QUIETMEN + STEFANO BATAGLIA

ramon moro – tromba, flicorno
stefano battaglia – piano, fender rhodes
federico marchesano – basso elettrico, contrabbasso
dario bruna – percussioni
 
Bartokosmos

“Bartokosmos. Il nome di questo progetto nasce dalla suggestione del magico kosmos di Béla Bártok, nel quale in due anni di lavoro ci siamo immersi in modo quasi naturale, cogliendo nella sua musica una particolare sintoniacon i nostri caratteri.Abbiamo subìto il fascino di Bártok innanzitutto leggendo la sua biografia: una vita tormentata, segnata da un’epoca di guerre, di cambiamenti sociali, di svolte politiche che hanno decisamente caratterizzato la sua scrittura, insieme all’influenza della musica popolare ungherese. La musica scarna e al contempo melodica, l’immediatezza della scrittura e l’oscurità dell’espressione ci hanno svelato a poco a poco l’incredibile attualità del suo linguaggio. Tutti questi aspetti, ricondotti alla nostra quotidianità, pur in modo difforme, ci hanno portato alla scelta di suonare Bártok con un approccio quasi punk.

Nel vastissimo magma dei Mikrokosmos, brevi esercizi per pianoforte composti per gli studi del figlio, abbiamo dunque individuato le linee melodiche più vicine al nostro suono e al nostro linguaggio, rispettando fedelmente la scrittura originale, per arrivare a costruire grandi affreschi, scuri, elettrici, visionari. Ne abbiamo tratti dieci quadri finali, lavorando sull’insieme del quartetto, senza virtuosismi o protagonismi; laddove siano presenti, infatti, sono strettamente funzionali alla costruzione della musica, per poi fluire, insieme, al risultato più efficace.”

 

“Bartokosmos rised up from the bewitching kosmos created by Béla Bártok, where we lost ourselves in for two years, working as its magical dimension was our native element and finding us being in tune with his music in a very special way.First, we were influenced reading Bártok’s biography: his musical scores clearly bear the signs of a troubled life, spent in a time of war, social transformations and political revolvement, as well as the memory of Hungarian folk music. Day by day, his bare but melodical music, his quick but expressive and obscure writing have revealed us how modern his language is, how topical too. Bringing all these qualities to our daily lives, no matter how different from his, our Bártok came to be almost punk.Delving deeper in the magmatic world of Mikrokosmos, short piano exercises composed for his son, we selected those melodical lines which are more sympathetic with our feeling for sound, music and language, then, through complete respect for the original score, we tried to drawwide, dark and electrical visions. This is Bartokosmos: ten panels, a properly eight-handed musical project, the work of a quartet far from main character and showing-off quirk. Music as a structure is the ruler and the musicians is a servant, a function, taking part of the whole, flowing from our instruments, altogether sound.”